Inter – Udinese, 2 a 5, domenica 19 maggio 2013

Stramaccioni perplesso

Ma è possibile che questo schema 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1 detto anche in campo alla cazzo non lo capisca nessuno?

Per l’ultima di campionato, in casa, avevamo sperato di vedere un’Inter al trotto leggero, capace di contenere quel “diavolo” di Di Natale e portare a casa quei tre punti giusto per l’onore e la decenza da mostrare davanti al proprio pubblico pagante. Cazzo, dopo 40 secondi eravamo già sotto di un gol e,prima dello scadere del decimo ne avevamo incassato un altro.

La cronaca pura vuole che, mentre i friulani sbagliano altre due o tre occasioni, noi ne mettiamo uno con un groviglio di gambe davanti alla loro area dal quale spunta un tiro di Juan Jesus che si insacca. Scarpini, su Inter Channel, si attizza come una coniglia in calore dicendo adesso ne mettiamo un altro e poi vinciamo. Non sappiamo che cosa stia prendendo il mite Roberto (oltre ai diuretici che gli hanno fatto fare pipì in un ascensore del San Paolo a Napoli) ma la partita che ha visto lui non è quella che abbiamo visto tutti. Infatti, su un giuoco di passaggi sulla fascia sinistra dell’Udinese, avviene uno scambio in tutta tranquillità tra Di Natale e un compagno che la ripassa al primo e, dopo essersi spostato verso il centro di qualche passo, fa lo stesso gol che fa sempre con un tiro a giro che finisce alle spalle di Handanovic. Il buon Samir, cuore orgoglioso e balcanico, fa finta di niente ma si sente salire in cuore le lacrime.

Tutti a prendere un tè caldo, come direbbe quel cazzone di Sky che voleva la fucilazione per Cambiasso.

Passano solo cinque minuti della ripresa quando con una cavalcata, sempre sulla fascia sinistra, l’Udinese confeziona il quarto gol. Samir, inquadrato, ha le pupille che galleggiano ma fa sempre finta di niente.

La partita ci regala il rientro di Palacio e un altro gol per parte.
Cinque pere prese in casa all’ultima di campionato.
Cinquanta cambi di modulo durante la partita.
Sedici sconfitte in campionato.
Nono posto in classifica a 33 punti dalla Juvemerda e 18 dai ladri di via Turati, quelli che schierano il bovero negro che tutti lo scherzano (ma non per le dimensioni del suo pene).
Peggior risultato nell’era Moratti.
Peggior livello di rispetto per la squadra dal tempo della sua fondazione.

Imperterriti corriamo a casa per vedere le prodezze del più grande pirla della storia delle panchine di Seria A davanti alle telecamere nazionali e non. Lui si presenta conla sua solita faccia da bambino bastonato a cui hanno sottratto il pallone e hanno rubato il campanello della bicicletta.

Tutto il mondo del calcio si aspetta che per prima cosa dica “Mi scuso per questa disonorevole prova della mia squadra e annuncio che non solo mi dimetto dalla guida dell’Inter ma mi esonero dall’allenare qualunque squadra di calcio che non voglia adottare il mio 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1, lo schema ad minchiam che ho tentato di far capire in questi ultimi quindici mesi senza purtroppo riuscirci.”

E invece va li con la sua faccetta e cerca di addurre scuse ridicole come “ha piovuto tutta la settimana e non abbiamo potuto giocare in cortile”, “pioveva così forte che il segnale di SKY era assente e allora non abbiamo sentito le ultime sull’Udinese e poi avevano detto che Di Natale non giocava”, “Mia moglie ha fatto il fritto di paranza che mi è rimasto indigesto e sono rimasto a letto tutta settimana”, ” cazzo con tutti questi infortunati come pretendete che faccia giocare l’Inter come Dio comanda” e roba del genere.

Ilaria D’Amico lo guarda con tenerezza e chiude il collegamento senza fargli nemmeno una domanda poiché si rende conte di trovarsi davanti a un uomo finito.

I tifosi sono increduli. Vorrebbero invadere il campo e prendere a calci in culo Branca, Ausilio e Stramaccioni fino a ridurre loro il culo come la mongolfiera di quello che ha fatto il record salendo fino alla tropostratocazzonesosfera e buttandosi giù solo con una Red Bull in corpo.

Questa mattina abbiamo atteso invano sotto gli uffici della Saras che Moratti si presentasse, solo per chiedergli: Presidente ma che cosa cazzo deve fare Stramaccioni per essere radiato dal calcio o, almeno, dall’Inter? Trombarsi Rosi Bindi in mezzo a San Siro, dopo essersi dichiarato apertamente tifoso milanista?

Le voci sul futuro della squadra nerazzurra sono tante, milioni di milioni. A noi non resta che andare a letto con il magone di essere nati tifosi di una squadra che non ha più, oltre all’inno ufficiale, nemmeno l’orgoglio per poter guardare in faccia gli avversari e giocarsela davvero.
Come abbiamo già detto in passato – a meno di colpi di scena improvvisi – la scusa dei mille infortuni ci porterà a tenere questo scemo romano in panchina ancora per un po’, così da permettere ai suoi soci dirigenti ladroni di fare una campagna acquisti disdicevole e inutile come sempre, per poi vederlo sostituito con un altro allenatore a novembre o, subito dopo i preliminari di Coppa Italia.

Genoa – Inter, 0 a 0, domenica 12 maggio 2013

cassano rientra nell'Inter

Con grande ritardo riportiamo i pensieri a proposito di questa partita di fine campionato cha si è rivelata talmente noiosa da farci assopire costringendoci a dormire fino a oggi. L’Inter arriva a Genova carica di speranze. Per la nuova stagione che verrà, ovviamente. Già effettuati quattro acquisti di peso, come Botta, Campagnaro, Icardi, Andreolli più altri cinque o sei ancora da perfezionare, così che i dirigenti ladroni possano mettere altro fieno in cascina, la squadra prevede una stagione futura foriera di cazzate come quella che si sta per chiudere. Alla guida sempre lui, lo scemo più scemo, il meno pagato degli allenatori della storia della squadra onesta di  Milano, quella che ha sempre rispettato le decisioni della giustizia sportiva e non, anche quando l’hanno penalizzata mica male.
Voci di corridoio vorrebbero il ritorno di Leonardo da Parigi, questa volta in veste di dirigente – come piace a lui – e non di allenatore, una nuova veste, quella di parafulmine, del sedicente trainer che siederà ancora sulla panca per l’anno a venire.

Da queste parti siamo pronti a scommettere che a novembre, dopo le prime e nuove figure di menta, Stanlio verrà spedito ma, fino ad allora, niente di nuovo sotto il sole: il Presi”dentone” ha confermato la fiducia a quello che sembra essere solo un dipendente a buon mercato invece di un allenatore di calcio.

Della partita che dire? Due occasioni per il Genoa e, forse, altrettante, per noi. Handanovic, fa un paio di esibizioni delle sue prima di mettersi seduto con una birretta e un bel pezzo di focaccia al formaggio. Tra i nostri rientrano Nagatomo e Cassano.

Alla fine del tempo regolamentare ci saranno in campo ben tre Primavera che hanno preso il posto di Rocchi, Ranocchia e Alvarez: quest’ultimo uscito senza fare danni e garantendo quindi la non sconfitta della squadra.

Cerchiamo di analizzare più a fondo gli schemi di gioco messi in campo dal pagliaccio che guida i nerazzurri.

zzzzzzzzz, ronf ronf, zzzzzzzzz

telefonata in redazione

Lettore: “Pronto, ho visto che nei Tag dell’articolo sono citati i giocatori sòla ma non ne viene menzionato alcuno nell’articolo stesso…”

Tarcisio: ” È vero, ci siampo dimenticati di scrivere che giocava Schelotto…”

 

 

 

Inter – Lazio, 1 a 3, mercoledì 8 maggio 2013

"Questo lo segno a occhi chiusi..."

“Questo lo segno a occhi chiusi…”

Anche stasera, per il turno infrasettimanale di campionato, si rinnova la dura ma inesorabile Legge di Alvarez. La ricchiella argentina incorna il temporaneo pareggio e sancisce l’ennesima sconfitta (sempre con tre reti al passivo) per la squadra allenata da Stanlio. Dopo pochi minuti, infatti, eravamo andati sotto con un’impresa da circo che quelli di Sky si sono dannati l’anima per capire chi fosse l’autore dell’autorete. Cross dalla fascia destra, Samir si lancia sul pallone mancandolo clamorosamente mentre veniva stretto tra Ranocchia e Pereira, la palla rimbalza sulla schiena del primo e finisce nel nostro sacco. Floccari che si trovava li perché doveva essere il destinatario del cross non fa nulla e finisce con l’esultare in ritardo proprio perché rimane sconcertato dall’epilogo dell’azione.

Si gioca bene tutto sommato fino al punto in cui anche il mago Jonathan, quello che ha fatto cagare fino a un mese fa per poi rivelarsi un altro giocatore, durante un’azione si tocca la spalla, finisce il contrasto nel quale era impegnato poi si accascia dolorante: uscirà per andare diretto al San Carlo a fare una bella lastra.Come se non bastasse fa la stessa fine anche Ranocchia che esce malconcio lasciando il posto a Pasa, forte centrocampista della pirmavera.

Pereira e Juan Jesu si prendono un cartellino a testa e, visto che erano diffidati, salteranno il Genoa: domenica a pranzo sarà davvero bella da vedere un’Inter inventata, nel vero senso del termine, vista la carenza di professionisti da mettere in campo.

Poco prima la Lazio si era beccata un bel rigore proprio su un fallo commesso da Ranocchia quasi sulla linea di porta: di nuovo sotto si va al riposo.
Non sembra nemmeno che ci sia stato l’intervallo che la magica compagine guidata dallo stolto in giacca e cravatta si guadagna un rigoruccio niente male. Nel frattempo un laziale di cui ci sfugge il nome sparava da fuori area una barbogia che infilava Handanovic all’incrocio dei pali: nemmeno se dovesse riprovarci un milione di volte riuscirebbe a fare di nuovo gol ma, nel frattempo, l’Inter va sotto di due.

Torniamo al rigore. Palla sul dischetto. Arriva Ricky fenomeno Alvarez che prende la rincorsa, arriva sulla palla, scivola e tira direttamente in tribuna che nemmeno Baggio ai mondiali americani. Quelli della curva li devono trattenere con gli idranti e con le foto della sorella di Solari nuda affinché non scendano in campo e lo ammazzino a mani nude.
Giochi di qua e di là fino al novantaquattresimo poi tutti a casa. Ricordiamo una prestazione superiore di Kovacic che, sempre più padrone di sé, fa vedere dei numeri che infiammano le poche migliaia di spettatori presenti. Rocchi, da buon ex, fa di tutto per segnare ma proprio non ce la fa, peccato perché meritava, almeno per la buona volontà.

L’Inter è finalmente ottava, fuori da ogni competizione europea, finalmente libera di pensare a ricostruire una squadra come Dio comanda.

I tifosi di fede nerazzurra chiedono al Presi”Dentone” una serie di acquisti intelligenti e mirati (già questo un ossimoro vista la furbesca e ladrona dirigenza di cui si avvale la società per operare sul mercato) e un ripensamento sulla volontà di confermare lo scemo in panchina per un altro anno almeno.
Quello che verosimilmente potrebbe accadere con l’arrivo di nuovi giocatori potrebbe essere l’esonero di Stanlio subito dopo l’inizio della prossima stagione, non appena si dovessero raccogliere le consuete brutte figure. Quindi: non sarebbe meglio ripensare al progetto di una nuova squadra, partendo dall’allenatore?Magari regalando anche Alvarez, Silvestre e compagnia cantante?

Napoli – Inter, 3 a 1, domenica 5 maggio 2013

Allora Presidente, adesso compriamo ancora una dozzina di argentini che ci suggerisce Papa Francesco...

Allora Presidente, adesso compriamo ancora una dozzina di argentini che ci suggerisce Papa Francesco…

È la dura legge di Alvarez: quando segna lui l’Inter, immancabilmente, perde.

Ormai in sé la cosa non fa più notizia ma certe cose fanno comunque male ai tifosi della benamata che, nell’infausta ricorrenza del 5 maggio, ha trovato in Stramaccioni il giusto sostituto al cretino che si chiama Gresko. Cretino più, cretino meno… Notizia dell’ultim’ora è che, nel Napoli, non gioca Campagnaro per problemi muscolari. Guarda caso un altro argentino che il prossimo anno sarà ad Appiano. Che combinazione.
Dopo tre minuti siamo già sotto di un bel golletto realizzato da Cavani su passaggio al cashmere (come direbbe quell’altro idiota che fa le telecronache dell’Inter Channel) di Pandev. In potenza potremmo perdere 30 a zero di questo passo ma, udite udite, dopo sei mesi circa ci concedono un calcio di rigore su un falletto commesso sulla ricchietta argentina che poi trasformerà in gol la punizione estrema. Viene da ridere perché questo è uno dei falli meno da rigore di quelli subiti dagli attaccanti nerazzurri in tutta la stagione. Vabbè uno a uno.
Scarpini non fa a tempo a ringalluzzirsi dicendo una serie infinite di cagate sulle doti dei giocatori dell’Inter quando Dimensione Avventura si schianta sulla schiena di uno del Napoli facendolo ruzzolare in area come un birillo del bowling. Giannoccaro senza indugi indica il dischetto ed estrae la targhetta amarilla. Arriva Cavani e bum, porta di nuovo in vantaggio i partenopei.

A dire il vero giochicchiamo qui e là creando anche qualche occasione ma sappiamo che ormai tutto è inutile. Dovessimo segnare ancora, ormai il destino è segnato dal gol di Ricky, marcatura portasfiga che ci condurrà alla sconfitta. Sulla fascia di sinistra corre e si affatica, spesso inutilmente, Pereira, oggi portatore delle calze autoreggenti che già furono del ricchia Alvarez. Incursioni e corse a non finire sempre, tuttavia, prive di senso.

Unica bella novità è la presenza come titolare di Benassi. Ulteriore segno di idiozia di chi gestisce la nostra panca è la sua sostituzione a metà gara a favore dell’inserimento di Cambiasso. Dopo un po’ entrerà anche Pasa, altro grande Primavera, e (perché, perché, perché cazzo perché?) Schelotto, giocatore sòla conclamato.

Siamo ormai fuori (per fortuna) da qualsiasi gioco europeo e allora perché mai, invece di sforzarsi a schierare formazioni improbabili, o grandissimo coglione dalla barba di due giorni che siedi in panchina, non fai giocare le ultime giornate a gente come Benassi, Pasa, Forte e Garritano così cominciano a respirare un po’ di Serie A e mettono minuti preziosi nelle gambe e nella testa come professionisti?

No, meglio insistere con Schelotto, Pereira, Alvarez e via con tutte le sòle del mondo: così continuiamo a far ridere gli altri, che tanto a noi piace fare i pagliacci, dev’essere un diktat del Direttore Artistico.
E poi un’ultima cosa: basta con sta cazzo di scusa dell’infermeria lunga. È vero abbiamo avuto una gran sfida quest’anno ma vogliamo parlare di un modulo di gioco, di un’idea di calcio che non è mai, ripetiamo mai, espressa dallo scorso mese di luglio? Stramaccioni lo sappiamo che ti hanno riconfermato e ti stai ancora facendo le pippe per questo ma un po’ di dignità non ce l’hai per fare almeno la finta di dimetterti?

Avremmo voluto parlare anche di Botta, neo acquisto sudamericano che si è rotto ancora prima di arrivare e starà fuori sei mesi ma, dei dirigenti ladroni e dei giocatori sòla, crediamo di aver già parlato a sufficienza.

Palermo – Inter, 1 a 0, domenica 28 aprile 2013

Ezequiel pensa anche al calcio, davvero, non mi credete?

Ezequiel pensa anche al calcio, davvero, non mi credete?

Usciamo sconfitti dal Barbera con un Palermo che sembrava, come tutte le nostre sfidanti, il Manchester United contro il Lumezzane. Vabbè fino a qui nulla di eclatante e le scuse che si possono addurre sono le solite e più plausibili, quindi inutile ripeterle. Però ci sono accadimenti che l’uomo, in quanto essere vivente, non dovrebbe sfidare o pensare di confutare: tipo l’esistenza di Dio. Il cretino che vive da un anno sulla nostra panchina fa quello che può, così a un certo punto quando l’infermeria si arricchisce del nostro uomo più valido in campo nell’ultimo ventennio (Zanetti si romperà il tendine d’Achille non solo mettendo fine alla propria stagione ma, purtroppo e probabilmente, anche alla propria carriera), decide che è giunto il momento di mettere in campo l’uomo dai piedi di merda, un giocatore per il quale – a Bergamo – ancora oggi si spendono cifre importanti in bevute per brindare alla sòla tirata all’Inter.

Schelotto entra e fa cagare da subito, senza vergogna non ne becca una, quando tocca la palla la perde o la passa volontariamente a un avversario. Abbiamo perso ogni velleità di partecipare a una competizione europea, abbiamo riagguantato il settimo posto e allora, o brutto cretino romano che stai in panchina fai entrare i giovani che hanno voglia di giocare e di fare bella figura invece di schierare queste merde, scorie di mercato che ci hanno rifilato a gennaio.

Sul gol subito nulla da dire: il botolo tuffatore già juvemerdino si appoggia su Silvestre (ex della partita divenuto dopo l’acquisto dell’Inter uno dei maggiori esponenti dei giocatori sòla nerazzurri) e cade in area mettendo in pausa tutta la difesa interista che, come di consueto, si aspetta il fischio del solito rigore contro. Cosa che non accade ma arriva la barbogia di Ilicic che sfonda la rete con Handanovic fermo, immobile sul palo opposto.

Ne proviamo qualcuna anche con Alvarez che, dopo qualche partita così così, ritorna la stessa minchia di sempre. Fa qualche tentativo Rocchi e si fa vedere il buon Jonathan che, ultimamente, sta giocando meglio di tanti altri. Le due K in mezzo al campo oggi non brillano certo per acume tattico mentre Ranocchia e Pereira portano a casa una sufficienza.

Di nuovo settimi incalzati dal Catania con la condanna a vedere quello strazio di Stanlio ancora in panchina pure il prossimo anno.
Chissà che prima o poi non arrivi anche ad Appiano qualcuno che perde la brocca e si mette a sparare ad altezza d’uomo.

Inter – Parma, 1 a 0, domenica 21 aprile 2013

"Andrea, se mi dai ancora una di queste caramelle schifose ti sparo"

“Andrea, se mi dai ancora una di queste caramelle schifose ti sparo”

Torniamo a vincere a San Siro dopo qualche incidente di troppo: è importante dirlo subito. La partita, di quelle che si giocano all’ora di pranzo per volere del dio televisivo, sembra sonnolenta, una gara di allenamento dove si fa finta di impegnarsi per impressionare l’allenatore.
Ovviamente la formazione nerazzurra è la solita d’emergenza, senza nemmeno The Wall in difesa. La linea d’attacco è costituita niente meno che da Rocchi e Alvarez, aiutati ogni tanto dal novello Maicon de noantri detto Jonathan.
Quest’ultimo, dopo essersi distinto per una intera stagione come giocatare sòla, sta disputando un finale d’annata in modo incredibile: galoppate con inserimenti offensivi sulla fascia destra con conseguente rientro in copertura per dare una mano alla difesa, cose che voi umani… insomma incredibili o impensabili fino a qualche giornata fa.

Strama si sbraccia nella sua area tecnica manco stesse giocando la finale di Champions. Sinceramente il Parma ci impensierisce poco e sembra correre meno di noi. Dopo una prima parte di gara tutta con i nostri colori l’azione si tinge di gialloblù (anche se in campo i parmigiani vestono la maglia bianconera dei crociati di sta cippa) e cominciano a bombardare il buon Samir con i vari Valdes, che stampa un segno indelebile di pallone sulla traversa, Belfodil, Sansone e Bondouelle* o come cazzo si chiama.
Tra un patapim e un patapam salta fuori che comunque passa davanti alla loro porta Rocchi che insacca e fa 101 gol in Serie A. Un bomber ritrovato gridano dalla panchina, al punto che sulla faccia di Dentone, in tribuna da solo, si fa avanti il pensiero di rinnovargli il contratto per almeno altri due anni.

Leit motif dei primi 70 minuti è l’inconsistente asse Kouzmanovic–Schelotto: ogni volta che si passavano la palla finiva sempre in possesso degli avversari. Schelotto balza senza indugi al primo posto della classifica dei giocatori sòla della compagine interista. Verso la fine della partita Strama sostituisce Ezequiel con Garritano che entra e sembra Xavi, va su e giù per il campo, dalla difesa all’attacco, marca e si smarca ma lo caga solo Rocchi che gli fa un bel passaggio prima di essere sostituito.

Alvarez, in via di ripresa dopo due stagioni di cazzate, si fa vedere senza mai brillare: per fortuna non segna così possiamo vincere senza problemi.
Nel Parma giocano la carta dell’ex facendo entrare Biabiany ma non sortisce nulla se non un tiruccio che Handanovic ferma bevendo una spuma nera.

Tutti a pranzo a casa di Chivu, entrato per fare qualche minuto al posto di Rocchi, per provare il festival di ciorbe e palinke appena arrivategli dalla Romania.
E via via verso il Palermo godendoci il meritato quinto posto, successone inatteso.

*al secolo Benalouane

Inter – Roma, 2 a 3, mercoledì 17 aprile 2013

Interroma

Due mesi fa, sconfitti 2 a 1 a Roma nell’andata della semifinale di Coppa Italia, quando ci avevano detto che il ritorno si sarebbe giocato il 17 aprile, diciamolo francamente, avevamo tirato un sospiro di sollievo pensando soprattutto alla situazione degli infortunati. Non potevamo sbagliarci maggiormente visto che l’infermeria dell’Inter non solo si è ingrossata ma la società ha dovuto convocare in fretta e furia un manipolo di muratori bergamaschi affinché ne venisse approntata una completamente nuova e molto più capiente, in tempi da record.
Tutti rotti quelli bravi. E il 17 aprile è arrivato.
Per fare in modo che tutto il Paese ridesse ancora di noi, prima dell’incontro, si è infortunato anche Cambiasso. Strama, col vasino da notte nello zainetto che porta sempre con sé per la paura di farsela direttamente nelle mutande, si guarda intorno e, alzando gli occhi al cielo dice al numero 42 “Preparati che giochi tu”.

L’Inter entra in campo e dopo una ventina di minuti proprio lui, il numero 42, al secolo l’ex giocatore sòla Jonathan, dopo un doppio scambio con Alvarez e Rocchi mette nel sacco difeso da Stekelenburg un delizioso tiro nell’angolino sinistro portandoci in avanti.

San Siro ci crede immediatamente: a quel punto siamo qualificati, una situazione che potrebbe salvare il culo a non pochi di quelli che devono giustificare una stagione fetente con quello che, seduto in tribuna tra il figlio e il direttore artistico, paga gli stipendi a tutti: Massimo “Dentone” Moratti, presidentissimo unico ed emerito al tempo stesso.

Paradossalmente sembra di vedere una delle migliori Inter della stagione, almeno fino a quando Destro non pareggia e poi, addirittura, replica. La grande merdina ex primavera nerazzurra, con una proprietà di linguaggio che denuncia la sua qualità intellettuale superiore, intervistato da quei cazzoni romanisti di Rai Sport dirà ” So’ contento che ho seggnato così quelli de Milano che m’hanno ceduto avressero capito che avrei stato forte se mi avrebbero fatto aggiocà nella loro prima squadra, e mo so’ cazzi loro”.

Per completare il quadretto ci si mette pure quel cazzaro di Torosidis che fa un gol da cineteca direttamente dalla fascia, sorpassando Handanovic che cade di schiena sopraffatto dalla rete e dagli avvenimenti dell’ultimo periodo. Il greco manco se ci riprova per un altro milione di volte riesce a segnare ancora così, inutile dirlo.
Ormai dovremmo fare almeno altri cinque gol per passare ma, sul 3 a 1, come a mettere la firma sulla assioma già esposto in precedenza, arriva Alvarez e segna, facendo cioè una cosa che, ogni volta che accade, vede l’Inter perdere.

Siamo fuori anche dalla coppa ma questa volta non c’è davvero motivo di infierire perché sembra che la squadra abbia fatto tutto quello che era nelle sue possibilità, abbia dato il massimo di quello che aveva.

Salvi siamo salvi, il settimo posto lo abbiamo raggiunto quindi non ci resta che sperare che licenzino subito Branca, Ausilio e tutto lo staff medico.
E adesso aspettiamo il Parma.