
Ma è possibile che questo schema 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1 detto anche in campo alla cazzo non lo capisca nessuno?
Per l’ultima di campionato, in casa, avevamo sperato di vedere un’Inter al trotto leggero, capace di contenere quel “diavolo” di Di Natale e portare a casa quei tre punti giusto per l’onore e la decenza da mostrare davanti al proprio pubblico pagante. Cazzo, dopo 40 secondi eravamo già sotto di un gol e,prima dello scadere del decimo ne avevamo incassato un altro.
La cronaca pura vuole che, mentre i friulani sbagliano altre due o tre occasioni, noi ne mettiamo uno con un groviglio di gambe davanti alla loro area dal quale spunta un tiro di Juan Jesus che si insacca. Scarpini, su Inter Channel, si attizza come una coniglia in calore dicendo adesso ne mettiamo un altro e poi vinciamo. Non sappiamo che cosa stia prendendo il mite Roberto (oltre ai diuretici che gli hanno fatto fare pipì in un ascensore del San Paolo a Napoli) ma la partita che ha visto lui non è quella che abbiamo visto tutti. Infatti, su un giuoco di passaggi sulla fascia sinistra dell’Udinese, avviene uno scambio in tutta tranquillità tra Di Natale e un compagno che la ripassa al primo e, dopo essersi spostato verso il centro di qualche passo, fa lo stesso gol che fa sempre con un tiro a giro che finisce alle spalle di Handanovic. Il buon Samir, cuore orgoglioso e balcanico, fa finta di niente ma si sente salire in cuore le lacrime.
Tutti a prendere un tè caldo, come direbbe quel cazzone di Sky che voleva la fucilazione per Cambiasso.
Passano solo cinque minuti della ripresa quando con una cavalcata, sempre sulla fascia sinistra, l’Udinese confeziona il quarto gol. Samir, inquadrato, ha le pupille che galleggiano ma fa sempre finta di niente.
La partita ci regala il rientro di Palacio e un altro gol per parte.
Cinque pere prese in casa all’ultima di campionato.
Cinquanta cambi di modulo durante la partita.
Sedici sconfitte in campionato.
Nono posto in classifica a 33 punti dalla Juvemerda e 18 dai ladri di via Turati, quelli che schierano il bovero negro che tutti lo scherzano (ma non per le dimensioni del suo pene).
Peggior risultato nell’era Moratti.
Peggior livello di rispetto per la squadra dal tempo della sua fondazione.
Imperterriti corriamo a casa per vedere le prodezze del più grande pirla della storia delle panchine di Seria A davanti alle telecamere nazionali e non. Lui si presenta conla sua solita faccia da bambino bastonato a cui hanno sottratto il pallone e hanno rubato il campanello della bicicletta.
Tutto il mondo del calcio si aspetta che per prima cosa dica “Mi scuso per questa disonorevole prova della mia squadra e annuncio che non solo mi dimetto dalla guida dell’Inter ma mi esonero dall’allenare qualunque squadra di calcio che non voglia adottare il mio 1-1-1-1-1-1-1-1-1-1, lo schema ad minchiam che ho tentato di far capire in questi ultimi quindici mesi senza purtroppo riuscirci.”
E invece va li con la sua faccetta e cerca di addurre scuse ridicole come “ha piovuto tutta la settimana e non abbiamo potuto giocare in cortile”, “pioveva così forte che il segnale di SKY era assente e allora non abbiamo sentito le ultime sull’Udinese e poi avevano detto che Di Natale non giocava”, “Mia moglie ha fatto il fritto di paranza che mi è rimasto indigesto e sono rimasto a letto tutta settimana”, ” cazzo con tutti questi infortunati come pretendete che faccia giocare l’Inter come Dio comanda” e roba del genere.
Ilaria D’Amico lo guarda con tenerezza e chiude il collegamento senza fargli nemmeno una domanda poiché si rende conte di trovarsi davanti a un uomo finito.
I tifosi sono increduli. Vorrebbero invadere il campo e prendere a calci in culo Branca, Ausilio e Stramaccioni fino a ridurre loro il culo come la mongolfiera di quello che ha fatto il record salendo fino alla tropostratocazzonesosfera e buttandosi giù solo con una Red Bull in corpo.
Questa mattina abbiamo atteso invano sotto gli uffici della Saras che Moratti si presentasse, solo per chiedergli: Presidente ma che cosa cazzo deve fare Stramaccioni per essere radiato dal calcio o, almeno, dall’Inter? Trombarsi Rosi Bindi in mezzo a San Siro, dopo essersi dichiarato apertamente tifoso milanista?
Le voci sul futuro della squadra nerazzurra sono tante, milioni di milioni. A noi non resta che andare a letto con il magone di essere nati tifosi di una squadra che non ha più, oltre all’inno ufficiale, nemmeno l’orgoglio per poter guardare in faccia gli avversari e giocarsela davvero.
Come abbiamo già detto in passato – a meno di colpi di scena improvvisi – la scusa dei mille infortuni ci porterà a tenere questo scemo romano in panchina ancora per un po’, così da permettere ai suoi soci dirigenti ladroni di fare una campagna acquisti disdicevole e inutile come sempre, per poi vederlo sostituito con un altro allenatore a novembre o, subito dopo i preliminari di Coppa Italia.





